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05/04/2008 - IL DOC CON SCARSA CAPACITA' DI CRITICA
SCARSO INSIGHT

IL DOC CON SCARSA CAPACITA' DI CRITICA (SCARSO INSIGHT)

Con scarsa capacità di critica intendiamo la ridotta capacità, da parte del malato, di riconoscere come assurdi, irragionevoli e “da evitare” i pensieri ossessivi compulsivi. Spesso, anche grazie alla definizione*(1) del Disturbo Ossessivo Compulsivo che viene data dal DSM-IV (il manuale per la diagnostica delle malattie psichiatriche), l'aspetto della ridotta capacità di critica viene poco considerata nei malati di DOC, ritenendo più giusto classificare i malati con scarso insight come soggetti deliranti o psicotici.

Eppure l'esperienza di molti psichiatri, così come quella del sottoscritto (sono un malato e non uno psichiatra), indica che in diversi casi la capacità critica dei pazienti si assottiglia: la consapevolezza della malattia si attenua. Ciò accade anche più spesso in casi di depressione e stati ansiosi. Nello stesso paziente, nel corso dell'evoluzione del disturbo, la capacità di critica può variare notevolmente. Ecco allora che forse è più giusto affermare che la capacità di critica dei pazienti ossessivi è distribuita lungo un “continuum” che va dalla piena consapevolezza dell'assurdità di ossessioni e compulsioni fino alla completa perdita dell'insight.

E' fondamentale rendersi conto che, al di fuori dell'ansia, non ci sono altre conseguenze negative derivanti da una mancata attenzione ai pensieri ossessivi: la convinzione che ci possano essere altre conseguenze negative oltre all'ansia è uno dei campanelli d'allarme che segnalano la presenza di uno scarso insight, così come l'assenza di resistenza ai pensieri ossessivi o la razionalizzazione del pensiero ossessivo che lo rende plausibile.

Un altro elemento che indica scarso insight è il coinvolgimento, da parte del malato, di parenti ed amici nelle proprie tematiche ossessive. Il malato “presta” il proprio intelletto allo sviluppo di considerazioni e “soluzioni” riguardo ai propri problemi ossessivi, avviando dibattiti: alla vita con il DOC si sostituisce la vita per il DOC con la ricerca di una soluzione “socialmente condivisa” ai propri pensieri ossessivi che escono dal novero delle idee da evitare per entrare in quello dei pensieri plausibili, accettabili e fondati, o comunque da “soluzionare”.

Involontariamente le persone che stanno accanto al malato, associando lo stato ansioso e ossessivo del malato alla presenza di un problema reale, contribuiscono a rafforzare la ritenuta sensatezza dei pensieri ossessivi da parte del malato attenuandone ulteriormente la capacità di critica. Diventa quindi importante per genitori e amici ribadire al malato che non è salutare, ma anzi altamente controproducente, preoccuparsi dei problemi ossessivi perchè gli stessi sono il prodotto di un disturbo nervoso.

La Terapia Cognitivo Comportamentale mira proprio ad aumentare la consapevolezza, da parte del malato, della presenza di un disturbo nervoso che genera pensieri fastidiosi. Una volta acquisita una propria “autonomia intellettuale” rispetto al disturbo anche la ben nota pratica dell'Esposizione e Prevenzione della Risposta diviene più speditamente praticabile. E' fondamentale che il malato smetta di “nutrire” il proprio disturbo prestando una parte considerevole del proprio intelletto al problema ossessivo e che acquisisca piuttosto una netta consapevolezza della natura patologica dei propri pensieri ossessivi per dedicarsi alla propria vita, che sarà accompagnata dal DOC ma non al servizio del DOC.

Spero che questo breve stratto possa esservi stato utile.

P.S. E' opportuno ricordare che l'autore della presente NON è uno psichiatra e nemmeno uno psicologo, ma solo un malato di lungo corso che si è documentato. Nel breve estratto che avete letto trovate spunti di riflessione utili al dibattito e NON pareri professionali.



*(1) “il soggetto riconosce che le proprie idee sono eccessive o irragionevoli”



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